Immagini imperfette …
… tratte dal mio iPhone Journal del fine settimana.
Mar 21
… tratte dal mio iPhone Journal del fine settimana.
instagr.am ha subìto un aggiornamento interessante con l’aggiunta di una opzione tilt-shift. Ora, potrei sbagliarmi ma a me sembra che disponibile vi sia soltanto la funzione tilt (basculaggio) mentre lo shift (decentramento) é assente. Del resto, vorrei capire come sarebbe possibile creare la funzione di decentramento in digitale. Ma tant’é. Credo che la denominazione corretta sarebbe swing+tilt, l’identica funzione che si trova sulle macchine a banco ottico (o a visione diretta) oppure su alcuni obbiettivi per le reflex high-end.
Alcune immagini scattate nella bassa friulana, dalle parti di Bicinicco (Bicinins, come dicono gli indigeni nel loro dialetto). Di queste, due le avevo già utilizzate in un post precedente quando il meteo era decisamente migliore … .
Un giro al maneggio.
L’inevitabile correzione nel caffé.
Jan 4
Si arricchisce la galleria di immagini imperfette che mi diverto a realizzare col mio telefono e con l’aiuto di alcune applicazioni a basso costo o gratuite per l’iPhone. E si ripresenta il solito dualismo perfezione/imperfezione. Nella fotografia commerciale non si può prescindere dalla ricerca della perfezione [del prodotto] nelle immagini. Bisognerebbe aggiungere: purtroppo.
Perchè spesso, anche se non sempre, la ricerca della perfezione – o meglio, dell’idea che della perfezione, generalmente, ha il cliente – porta a un’immagine asettica e priva di quella sensualità che dovrebbe attrarre il potenziale acquirente del prodotto. Perfetta il più delle volte, forse, nella forma, ma priva di emozione. Secondo me, ma non solo.
Infatti, Irving Penn afferma: ”A good photograph is one that communicates a fact, touches the heart, and leaves the viewer a changed person for having seen it; it is in one word, effective.”
Effective: ottimo termine. Tra un’immagine perfetta, ma didascalica, e una che suscita emozione nell’osservatore, io non ho dubbi, scelgo la seconda. Ed è quella che definirei effective. Molto interessante il concetto di bellezza tradizionale giapponese Wabi-sabi:
“Wabi-sabi (侘寂) represents a comprehensive Japanese world view or aesthetic centered on the acceptance of transience. The aesthetic is sometimes described as one of beauty that is “imperfect, impermanent and incomplete“. It is a concept derived from the Buddhist assertion of the Three marks of existence (三法印 sanbōin), specifically impermanence (無常 mujō). Characteristics of the wabi-sabi aesthetic include asymmetry, asperity, simplicity, modesty, intimacy and the suggestion of natural processes“.
Fin qui, la perfezione/imperfezione nelle immagini. Ma cosa dire, ad esempio, della perfezione riferita al vino? Ci vedo diverse analogie. Molto interessante l’opinione di Fabio Rizzari in questo blog sul vino dal quale traggo: “Volendo metterla su un piano filosofico-svolazzante, è intrigante accorgersi che in molte cose che definiamo di altissima qualità e di grande purezza, esista un lato d’ombra, un elemento irrisolto, una sfumatura del loro contrario: una traccia di impurità, di bruttezza, addirittura di sporcizia. E se non proprio un elemento che si “deposita” nella materia finale, almeno un passaggio, una fase della lavorazione, un contatto“.
Stupendo.
Per un fotografo (anche) di cibo il saper mettere mano ai fornelli è certamente utile per dialogare con le food-stylists sul set. Non curo mai il cibo per lavoro: è sufficientemente complesso fare il fotografo -aggiungere complessità a complessità rende il sistema più esposto a errori (come dicono gli ingegneri). Però sono il cuoco di casa mia e fino allo scorso anno cuocevo spesso il pane per noi. L’arrivo del mio bimbo ha necessariamente ridotto il mio tempo libero, già scarso. Lentamente ne sto recuperando un po’ e Domenica 26 Dicembre ho finalmente fatto nuovamente il pane in casa dopo 17 mesi e 13 giorni. Credevo di aver perso la mano ma è andata abbastanza bene.
La ricetta. Ingredienti: 250 g. di farina mista (00 + integrale), circa 15 cl di acqua tiepida, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di zucchero, una bustina di lievito secco (non avevo quello abituale di birra). Preparazione: 1) mettete in un blender la farina, il sale, lo zucchero, il lievito e un cucchiaio di olio. Utilizzate la funzione pulse del blender e date un paio di colpi per mescolare. 2) Aggiungete l’acqua tiepida lentamente mentre continuate a dare alcuni giri alla lama col pulse. 3) Terminata l’acqua continuate l’azione per circa 30 secondi senza interruzione. Si formerà una palla. 4) Tirate fuori la palla dal blender (buona consistenza, non troppo appiccicosa) e lavoratela a mano su un piano infarinato. 4) Mettete la palla in una grossa ciotola oliata e copritela con uno strofinaccio pulito e umido. Mettete a lievitare in forno a circa 30°C. 5) Dopo 30 minuti circa, impastate nuovamente a mano per circa 1 minuto e rimettete la palla coperta su una placca da forno. Coprite con lo strofinaccio e rimettete in forno sempre a 30°C. 6) Dopo circa 1h e 30 m togliete delicatamente lo strofinaccio e impostate la temperatura a 220°C per circa 15-20 minuti. Abbassate la temperatura a 180°C e cuocete ancora per circa 20 minuti (i tempi dipendono dall’efficienza del vostro forno). 7) Giudicate il grado di cottura del pane dal colore della crosta (per me, leggermente bruno). Spegnete il forno e lasciate raffreddare (generalmente, lascio raffreddare in forno).
Et voilà.
(foto scattata con iPhone + app Instagram)
Non mi piacciono le mode: tutti a fare la stessa cosa lungo un relativamente limitato arco di tempo. Quando l’iPhone è sbarcato in Italia ero appena entrato in possesso di un BlackBerry che mi consentiva egregiamente di rimanere in contatto con chiunque grazie a quella stupenda invenzione della quale – come tanti – non riesco più a fare a meno: la posta elettronica. Per cui, complice il mio snobistico disinteresse per le mode di massa, ho accantonato il melafonino per un po’, fino a quando il mio BB ha cominciato a dare segni di cedimento. Come utente Mac, quindi (questa è la scusa), non ho potuto fare a meno di acquistare gli ultimi due arrivi da Cupertino: l’iPhone e l’iPad. E mi si è svelato il mondo delle applicazioni a basso prezzo dedicate soprattutto, ma non solo, alla fotografia. Molte si assomigliano e il problema è capire quali servano realmente al tuo scopo: il mio – ça va sans dire – è fare fotografie, appunti visivi, possibilmente divertendomi. Il bello è che, a volte, gli errori si rivelano molto interessanti (lo sapevo già, ma è piacevole ri-scoprire ciò che davo invece per acquisito).
Amo andare in giro leggero e ho quindi ritrovato il piacere di portarmi dietro una quasi macchina fotografica -però tascabile! - e giocare un po’ cercando di tirar fuori delle immagini interessanti (per me, spero anche per altri). Piacere che nella professione viene a volte messo da parte a causa delle ragioni (?) del cliente – motivo per cui è importantissimo sviluppare progetti personali grazie ai quali la propria autostima può recuperare terreno. Inoltre, ciò che mi piace è la velocità con la quale puoi trasmettere o condividere ciò che stai facendo. Certo, venderei l’anima per avere una versione tascabile della mia Hasselblad o della mia 5D, per non parlare della adorata e impolverata vecchia Sinar, ma va bene così.
Ho raccolto un po’ di immagini scattate nelle ultime due settimane. Penso anche di farne una sezione nel mio sito. Perchè no ?
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Ho sempre avuto pochissime foto di me stesso: non amo fotografarmi e mi è certamente più facile fotografare gli altri. Però da alcuni giorni mi diverto col mio nuovo giocattolo e ho approfittato del bagnetto del bimbo e che mia moglie fosse per una volta a casa (!) per immortalarci in una foto familiare.
Ho utilizzato instagram, applicazione per iPhone.
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